Diario

In questo spazio sono raccolti i “racconti di viaggio”, le emozioni, le sensazioni, i colori delle settimane trascorse insieme, delle passeggiate, delle scalate della Scuola della Montagna di Scaramuccia.

Toscana 24 e 25 febbraio 2024

Dai Lenticchia’s!
Verso Lucca per la prima volta, ed è quasi primavera. La mimosa è già sfiorita, ma a Sant’Anna non lo sanno.
Nebbia, umidità, freddo e qualche goccia di pioggia non ci impediscono di arrampicare e ci permettono di congelare i bambini al punto giusto, né troppo, né troppo poco. Non so cosa ne direbbero Elia, Noa e Lena, io comunque penso che siano bravissimi ad aspettare là sotto che “io mi faccia i comodi miei ad arrampicare e fare quelle cose là”, come mi viene fatto notare da uno dei miei figli. Ma sempre per piantare il seme della montagna e dell’arrampicata in loro, io insisto e mi becco cotali esternazioni.
Al ritorno dalla falesia con Elia ci siamo anche “persi” sbagliando sentiero ed è stato un bel momento passato insieme, condiviso a cercare la soluzione e a sorridere dello “scampato pericolo”.
Il viaggio è stato intenso, siamo partiti solo ieri ma mi sembra passata una settimana.
Sono partita molto contenta di andare verso Lucca, di andare a casa dei Lenticchia’s! (come dice Laura).
Con Francesco, Maisa, Tina e Teresa ad accoglierci come solo loro sanno fare, perché hanno il cuore grande, ed io per questo proprio là volevo venire! Ospiti generosissimi, ci hanno ceduto tutte le loro stanze, ogni spazio della loro casa, bellissima e piena di calore e di orizzonti mozzafiato (e anche dotata di uno spettacolare monobagno).
Come al solito durante la serata si è magnato e si è bevuto più che a sufficienza, in un ambiente tanto familiare e rilassante che sembrava fossimo lì da sempre. Nel pentolone poi Maisa ha infuso cannella, ginger, chiodi di garofano e limone e così, ringraziandola dei momenti passati insieme e della sua pozione, ho raggiunto Elia e Noa che già dormivano.
Il giorno dopo, tra limoni trafugati e profumo di arance amare, siamo ripartiti per arrampicare e di nuovo abbiamo arrampicato il giusto in un posto niente male, addirittura con sprazzi di sole ben visibili.
Io da qualche tempo ho ripreso ad arrampicare un po’ di più e finalmente riesco a godermi le salite abbandonando aspettative e frustrazioni. Ci provo, vado e, vada come vada, alla fine mi diverto e sono contenta. Mi diverto con quella leggerezza che “ti fa salire in cima ma anche ritornare”, conquistata piano piano nelle settimane di Ferentillo – e non solo.
L’arrampicata è sempre stata per me una sorta di terapia. Mi pone davanti ostacoli da superare, enigmi da risolvere, difficoltà da affrontare. Bisogna trovare una soluzione, altrimenti non si procede. Ma se si punta troppo l’attenzione sull’enigma (come chi guarda il dito che indica la luna) ecco che l’ostacolo diventa insormontabile, perché non si riesce a guardare oltre. Allora può venirci incontro quella leggerezza che aiuta a soffermarci il giusto tempo sulle difficoltà, e poi cercare solo di procedere in qualche modo, magari anche nel modo sbagliato, o di non procedere affatto e di fermarsi. Perché si va avanti comunque, in un modo o nell’altro; e ci si diverte di più; e ci si diverte di più cantando Calcutta con un grande amico sul sentiero in salita, perché davvero “il mondo è un tavolo e noi siamo le piccole briciole”.
Ci si diverte di più condividendo il viaggio con Danila, grande inseguitrice alla guida e nei sogni, grande giocatrice al gioco degli animali e al Mikolone, un gioco di canzoni che di sicuro mi rivenderò al prossimo viaggio in macchina.
Ah la macchina! I miei ritorni in macchina sono sempre un po’ movimentati. Questa era la volta dell’acqua che non c’era più. Sarà che la voglia sarebbe di stare ancora in giro e non valicare quel confine dopo Orte…ma per dirla alla Baustelle “niente dura per sempre, finisce ed è meglio così”, comunque alla fine le mie macchine a casa mi ci riportano sempre.
Quindi si torna, con l’animo un po’ più leggero di quando sono partita, sono grata ancora una volta di far parte di questa comunità, che mi sostiene e mi nutre, formata da persone, legami e sentimenti che sono ormai radicati nel profondo.
Quindi un grazie a tutti quelli che c’erano: Alvise, Laura, Lena, Francesco, Maisa, Tina, Teresa, Danila, Gloria, Fabrizio, Beo, Daniela, Regina, Ida, Valentina, Marco, Lea, Francesca, Io, Elia e Noa e di passaggio Jonathan e il piccolo Romeo. Ah dimenticavo Alcide! Qui mi sento parte della natura umana e parte della Natura del mondo. Divengono naturali i rapporti con le persone e mi piace sporcarmi di terra.

Veronica Pinci

Chamonix 2024

Tornare in un posto che, per una settimana all’anno, sembra sempre casa; una settimana alla quale non riesco a rinunciare nonostante gli impegni lavorativi ed universitari si facciano più intensi, una settimana alla quale mi sento di non dover rinunciare poiché è sempre una grande lezione di vita.

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In queste settimane ritrovo il piacere per le cose semplici e anche per le cose meno semplici, come la neve ghiacciata della pendant, per le piccole emozioni ma anche per le piccole delusioni, come essere stata battuta da Fabian nella gara di velocità. Ritrovo il piacere per l’essenziale, che ogni tanto nella vita di tutti i giorni tende a sfuggirmi. Sono riuscita a godermi ogni curva fatta sugli sci, ogni caduta, ogni partita a ping pong, ogni intruglio francese non troppo buono, ogni persona con la quale ho condiviso questi giorni e alla fine devo dire che anche il buco in cui sono caduta non era così male. 
P.S Non conosco sensazione più bella e al contempo faticosa di mettersi gli scarponi tutte le mattine ed arrivare agli impianti con gli sci sulle spalle. Scherzo ho detto una cavolata, la conosco eccome: prendere la prima ovovia della giornata e salire sull’ultima prima che la luce se ne vada.
Tina Sassetti

Da Gelagna al Solenne, senza passare per La Fortezza dal 26 dicembre 2023 al 1° Gennaio 2024

Mi è sempre piaciuto molto il Natale, l’albero, gli addobbi, le luminarie, i pensierini…. l’aspetto laico della festa. E così anche quest’ anno, a Roma, ho fatto un bell’albero e trascorso Vigilia e Natale in famiglia. Poi la sera del 25  sono scappata in Valnerina, per poter partecipare all’uscita del 26 dicembre a Gelagna. 
Speravo di poter ospitare da me Veronica, che voleva fare i tre giorni di arrampicata in calendario(26-27-28/12), ma purtroppo si è presa l’influenza.

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Peccato, perché questa è stata proprio una bella giornata di arrampicata con Gloria, Fabrizio, Maurizio, Beo, Lea, Marco, Laura e Alvise, anche se all’inizio abbiamo rischiato di vedere disperso il Principino, che ha preso un sentiero sbagliato e si è dovuto fare una bella sgrufolata per trovarci, visto che era quasi arrivato a fondo valle….
Come sperava il nostro Maestro Alvise, c’eravamo solo noi, c’era il sole e l’aria era tiepida, il che gli ha permesso di montare 6 vie, dal 5c al 6c+, mentre Beo ha messo su un bel 6a+. Insomma ci siamo divertiti a scalare su questa parete che, anche nelle vie più facili, non ti regala nulla. Poi siamo tornati alle macchine ammirando i Sibillini imbiancati, sosta al bar e saluti con appuntamento per il giorno successivo alla falesia La fortezza, dove non sono potuta andare. 
Però ho fatto carte false per essere presente il 28 a Grotti, anche se il clima di partenza era veramente ostile: 2 gradi e nebbia fitta fino al tunnel prima dell’incrocio per Grotti, ma poi tutto sole …. o quasi. 
Oggi siamo in 13: Aida, Gloria, Fabrizio, Maurizio, Olivia, Gianfranco, Lea, Kyoka, Tony, Livia, Laura e ovviamente Alvise.
Grotti Iniziazione è una falesia storica, si dice sia un po’ troppo piena di Romani…. ma a me,  che so’ de Roma, me piace! Ci siamo concentrati sulla parte sinistra della falesia, con vie un po’ più abbordabili(dal 5c al 6b+?) rispetto alla parte centrale(7c a gogò). La nostra guida ha messo su 8  vie e penso proprio che tutti le abbiamo fatte quasi tutte. Sicché, dopo 5 ore di incessante arrampicata ci siamo salutati (al bar), dopo alcuni chiarimenti su “chi porta cosa” per la sera del 31 dicembre a Scaramuccia.
Sono ormai diversi anni che passiamo insieme la notte di Capodanno, mangiamo, parliamo, ridiamo, brindiamo e facciamo un grande falò per bruciare tutto il vecchio e predisporci ad accogliere tutto il nuovo. Così, anche quest’anno, che dovevamo essere pochi, eravamo credo in 27 davanti ad una tavola imbandita di prelibatezze: Regina, Beo, Fabrizio, Gloria, Luigi, Eva, Alida, Adeila, Matilde, Pietro, Francesco, Valentina, Daniele, Olivia, Gianfranco, Maurizio, Veronica, Noa,Elia, Lena, Laura, Alvise, Silvia, Kyoka, Lea, Marco e la sottoscritta (spero di non avere dimenticato qualcuno). Come da prassi, il primo giorno del nuovo anno camminata al Monte Solenne, qualche disperso dalla sera precedente e qualche new entry( Donatella, Irene, Rossella, Giovanni e Califfo).
C’era una bella nebbia che personalmente ha reso meno difficoltosa la salita e in poco più di due ore siamo saliti e discesi tutti. 
E per finire ,da Luca, accogliente oste dell’hotel Monterivoso, dove abbiamo dovuto smaltire tutto ciò che non eravamo riusciti ad ingerire la sera prima.
Grazie a tutti, è sempre bello stare insieme a voi e nell’attesa di passare ancora delle piacevoli giornate insieme, buon anno a tutti!

Danila

Sperlonga e Supino 25 e 26 novembre 2023

Sabato mattina si parte presto da Terni per raggiungere il resto del gruppo alla Piana di Sant’Agostino, vicino a Sperlonga; io sono in auto con Maurizio, Donatella e Bea. Siamo in anticipo rispetto agli altri, ma un paio di contrattempi ci fanno arrivare all’appuntamento giusto in tempo per salutare Alvise, Laura, Lena, Fabian, Pietro, Danila, Simone, Valentina e Matteo, prendere una tiella e incamminarci per il sentiero verso le pareti.

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Notiamo che questo fine settimana molti arrampicatori soprattutto romani si sono dati appuntamento a Sperlonga, Alvise ne saluta parecchi e li incontriamo nel parcheggio, nella lunga fila sul sentiero e li sentiamo parlare, già sulle pareti.
Si arrampica nella falesia dell’Avancorpo di sinistra, io, Danila, Donatella e Bea facciamo qualche deviazione imprevista lungo il sentiero; Simone coraggioso decide di prenderlo dall’alto, con conseguente discesa avventurosa dal tettino roccioso alto tre metri.
Siamo tutti sotto le pareti: Alvise, Maurizio e Pietro scelgono le vie da montare, gli altri fanno sicura o preparano il caffè: la vista verso la spiaggia è come sempre mozzafiato, il tempo è bello, ci arriva notizia che altrove nevica. Invece la temperatura per noi è piacevole, almeno finché non si fa ombra e invidiamo un po’ gli arrampicatori di fronte, ancora al sole.
Rimaniamo comunque sotto le pareti finché c’è luce, a scalare le belle vie che Alvise, aiutato da Pietro, non si stanca di montare. Il tramonto è spettacolare, Pietro lo riesce a vedere e immortalare dall’alto in foto e video anche per noi.
Scendiamo alla spiaggia e i giovani hanno il coraggio di tuffarsi in acqua seguendo l’esempio di Alvise. Raggiungiamo il resto del gruppo al bar per una birretta, salutiamo Matteo che il giorno successivo non ci sarà e andiamo alla casa che ci ospiterà tutti in due comodi appartamenti. Si tifa Sinner e Sonego e si cena con una pasta e una verdura ottime, preparate dalla famiglia Mario. Qualcuno va a dormire e qualcuno rimane a confrontarsi con discorsi sinceri fino a tardi.
La mattina siamo anticipatamente pronti a raggiungere la falesia di Supino alta, insieme a Veronica che ci incontra sulla strada. Il sentiero di avvicinamento pieno di foglie colorate è in salita ma breve. Le vie sono impegnative da montare, ma per me che vado da seconda, la placca tiene tantissimo e mi diverto a scalare fino alla fine, insieme a Valentina, Danila, Alvise e Pietro, resistendo ad un’aria fredda che colpisce quando si è in ombra. Qualcuno, battendo i denti e per evitare il congelamento di Bea, ha già raggiunto l’auto con un po’ di anticipo.
Prendiamo un ultima birretta insieme, ci salutiamo e si torna a casa: ho le mani graffiate, sono stanca e soddisfatta per un fine settimana bello per l’arrampicata e bello per la compagnia.

Stefania Paolucci

Da Sperlonga a Supino 25 e 26 novembre 2023

Lo scorso fine settimana con Alvise e famiglia al completo, Pietro, Valentina, Simone, Matteo, Stefania Maurizio, Donatella, siamo stati fortunati ed abbiamo potuto arrampicare al sole.

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Sabato Sperlonga, avancorpo di sinistra, a picco sul mare blu. Era da un po’ che non ci venivamo. Belle vie, quasi tutte con partenze “articolate”. La roccia ha ancora un’ottima aderenza e le vie sono belle placche  verticali a piccole gocce per la “gioia” delle dita e soprattutto dei piedi, che  qui sono basilari. Insomma, Alvise ha messo su 8 vie, dal 6 a al 7 a (+ lo Spigolo di Ferrante al settore superiore che ha fatto solo Lena), e tutti si sono dati un gran da fare  fino al tramonto.
Sono scesa da sola, con calma, alla luce calda del crepuscolo, ammirando i colori e annusando i profumi della macchia, resi più intensi dal calore della giornata, pensando alla fortunata casualità che mi ha fatto incontrare l’arrampicata, che mi diverte e mi stimola, e questo gruppo che riesce ancora a stupirmi per la sua accogliente eterogeneità. E per finire, c’è anche chi è riuscito a farsi un tuffo!
La serata trascorre piacevolmente, sembra di stare a casa. Divano, TV con finale di coppa Davis, c’è chi segue con entusiasmo lo scontro di tennis, chi chiacchiera, chi cucina. A dirla tutta Alvise non ha solo organizzato l’uscita ma ci ha proprio coccolato preparando in anticipo, con Laura, anche la cena. Poi tisana e tutti a letto.
Domenica colazione veloce con la Mantovana di Stefania e si parte alla volta di Supino alta, a 970 metri sul livello del mare, che si fanno sentire. C’è un bel sole ma… in giro, solo felpe e giacchette e di fronte a noi la catena dell’appennino imbiancata di fresco!
Riaffiorano ricordi un po’ lontani, quando con Laura Salvi venivamo qui nei caldi pomeriggi estivi e restavamo fino all’ultima traccia di luce, per poi tornare con le frontali alla macchina, soddisfatte delle nostre scalate… che tempi!
Questo settore quindi lo conosco bene, ha una roccia molto compatta con placche, verticali o appoggiate, e anche oggi si deve fare un uso sapiente dei piedi. La guida, con il supporto di due volenterosi (il giovane Pietro e l’intrepido Principino), mettono su 6 vie tra il 5c e il 6b. Ma il fresco venticello che si è alzato convince velocemente alcuni ad abbandonare la posizione mentre altri continuano imperterriti… per smontare tutto. Ci si saluta al bar con la storica birretta e il new entry spritz.
Grazie a tutti.

Danila

Monte Soratte e Monte Aspra novembre 2023
di Donatella Yoten

Due belle giornate tra il Monte Soratte e l’Aspra.

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Con Principino ci vediamo al cimitero di Terni alle 8.30 e in poco più di un’ora siamo al paese di Sant’Oreste (Roma) alle pendici del Monte Soratte. Silvia è già avviata verso la falesia mentre con Alvise, Laura, Fabrizio, Danila, Simone, Ida, Livia, Sandro e Toni ci prendiamo un caffè prima di avviarci per la stradina asfaltata che ci porterà, dopo svariati tornanti e un notevole dislivello, alla falesia di oggi. Ci raggiungerà Giuseppe di Ferentillo dopo mezzo turno di lavoro all’Acciaieria.
Le vie, non lunghe ma ben fatte, sono caratterizzate da calcare compatto di placca ruvida e risultano gustose anche se, a detta del Prince, in ognuna c’è da affrontare un passaggio di un grado e oltre superiore al tenore del percorso. Per noi “secondisti” il problema non si pone e scalate le vie nel primo anfiteatro ci spostiamo alla nicchia dietro l’angolo per divertirci sui bei 6a+, 6b+ e 6c… oltre a un 7b+ che lasciamo volentieri ad Alvise. Dopo il panino che si addenta dinnanzi ad un attento pubblico canino al quale è inevitabile sganciare l’obolo, si scala ancora qualche vietta nel primo settore, come defaticamento e si intraprende il sentiero del ritorno che scendendo permette allo sguardo di spaziare sullo spettacolare panorama sui paesini romani arroccati sulle colline circostanti, degradando fino al mare che si intrevede luccicante in lontananza. Al popoloso paese di Sant’Oreste scegliamo uno dei tre bar a disposizione. Tavolini all’esterno per birretta e varie a chiudere una bella giornata di arrampicata. E’ ormai notte quando intorno alle 18 siamo di ritorno a casa.
Per la domenica “ci starebbe bene una camminata” dice Alvise. Detto fatto! Ci diamo appuntamento in piazzetta a Ferentillo alle 10.30 con Edmondo, Susanna, Irene, Stefania e Principino – cani Tina e Bea – e decidiamo per il Monte Aspra partendo da Colleolivo. I bravi piloti riescono a percorrere con le macchine la strada bianca e sassosa, sconvolta dalle recenti piogge, che oltre l’abitato si inerpica risalendo la montagna fino all’ultimo fontanile, permettendoci di risparmiare energie che poi spenderemo camminando per il lungo sentiero che porta in vetta. Il vento ci isola nell’imbacuccamento delle mantelle, giacche e cappelli antipioggia indossati in previsione di precipitazioni che non ci saranno. Immersi nel passo e nel respiro avanziamo risalendo chine pratose, scoprendo scorci di vedute sui monti della Valnerina e sugli abitati che a tratti appaiono tra le nuvole spostate velocemente da ventate poderose. La nostra vetta è nel bosco, poco prima della cima ufficiale, dove riusciamo a rifocillarci senza volare via.. c’è persino il caffè!
Si scende veloci che in piazzetta ci aspettano Laura e Fabian per la birretta d’obbligo e i saluti.
Due belle giornate tra arrampicate e camminate immersi nella natura. Grazie Alvise.

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Isola d’Elba 29-31 ottobre 2023
di Danila

Dopo tanto tempo, eccomi di nuovo qui a scrivere di una bella uscita di arrampicata all’Isola d’Elba.
Certo la sveglia è suonata presto domenica mattina (la mia alle 4,30), ma con l’aiuto del ritorno all’ora solare e con la curiosità e l’entusiasmo di chi va in un posto sconosciuto, sono partita per l’appuntamento al porto di Piombino alle 9:30.

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Bel gruppo, 13 adulti (Alvise, Kiyoka, Laura, Gloria, Fabrizio, Maurizio, Lenticchia, Ida, Beo, Mia, Alessandro, Silvia e Danila) e 3 ragazzini (Lena Elena e Carlo), tutti ben stipati in 4 macchine.
Il mare un po’ mosso ma la giornata è bella. Certo, c’è un bel vento che però non ci impedisce di respirare abbondante iodio sul ponte del traghetto ammirando le coste.
Sbarco veloce e attraversando da nord a sud la verdissima isola d’Elba e percorrendo parte della bella costa, in poco tempo arriviamo alla falesia di Fetovaia, settore 4, praticamente piedi nell’acqua!
Il mare è spumeggiante, ma qui arriva solo qualche timido schizzo, e il panorama è splendido. La parete è riparata dal vento, si sta bene in canottiera, chi può anche senza. Velocemente la nostra guida e due volenterosi, mettono su praticamente tutte le vie del settore(7) dal 5c al 7a+ che non sono lunghe ma intense e dopo tanto tempo che non arrampicavo sul granito devo ammettere che è particolare e affatto scivoloso. E’ un tipo di roccia con forme più geometriche, con fessure o spigoli e in mezzo placca liscia su cui non si sale. Tecnica e tigna oserei dire, mi piace!
Lentamente il sole scende verso l’orizzonte e i piedi chiedono una tregua dalle scarpette… Una cena e un po’ di chiacchiere e poi purtroppo… pioggia. Tutti a nanna sperando che le intemperie si scatenino e si esauriscano nella notte.
Non è proprio così e al mattino, con un meteo non proprio clemente, si va al settore Monte San Bartolomeo in cerca di altro granito, tanto non piove.
Camminiamo per circa un’ora in salita su un bel sentiero dai profumi mediterranei, sotto un cielo grigio scuro, dalle nuvole veloci e anche un poco basse, fino ad arrivare ad una sella dove il vento tira così forte che ci sposta. Pioviccica un poco e troviamo tutti riparo dietro l’unico muro della vecchia chiesa romanica di San Bartolomeo rimasto fortunatamente in piedi. Poi Alvise, che è andato in avanscoperta per verificare la fattibilità, ci conduce sotto la parete di arrampicata.
Qui non piove e c’è poco vento, ma il granito non asciuga rapidamente e le vie sono belle… scivolose. E non parliamo degli spit e delle soste “un po’ datate” e da attrezzare. Nessun volenteroso oggi ad aiutare Alvise che mette su un 6b+ e un 5c. Alcuni rimangono ad arrampicare mentre altri, appagati dalla camminata decidono di tornare a valle.
Tra spostamenti, docce, cena e chiacchiere il tempo passa, una tisana calda e buona notte a tutti.
Il risveglio di martedì mattina mi riconcilia un poco con questa Isola che di fatto non ho sentito “isola”, ma un prolungamento della costa Toscana. Apro la persiana e trovo il mare blu della bella baia di Lacona, il cielo azzurro, il sole raggiante e i colori nitidi del dopo pioggia. Vorrei restare ancora per scoprire altri posti, ma l’agenda prevede una arrampicata in continente, più precisamente a Gavorrano, dove arriviamo con un po’ di fatica per via del fatto che ieri i traghetti non sono partiti e oggi sono pieni.
Però arriviamo, dopo una traversata preannunciata come turbolenta ma di fatto piacevole siamo a Gavorrano-MaremmAnna, dove ce n’è per tutti i gusti, dal 5a al 7a e con la consueta allegria, semplicità e calore riscaldiamo e ci facciamo riscaldare da questo settore, non proprio banale.
Le giornate si stanno accorciando ed è già arrivata l’ora dei saluti.
Tempus fugit! Questi tre giorni sono proprio volati.
Grazie Maestro Alvise e grazie amabili compagni di avventura, spero a presto per scoprire nuovi sitii e nuove emozioni.

Abetone 1315 Ottobre 2023

di Veronica Pinci

All’Abetone per la prima volta, ed è subito autunno.
……

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Siamo in un luogo sospeso nel tempo e nello spazio (anche nella nebbia a volte), me lo avevano detto, ma è proprio così.
E al di sopra di tutto, c’è Massimo (gestore del rifugio).
Come accade di solito in queste occasioni, tutto scorre con quel senso di naturalezza e familiarità che è quasi disarmante, tanto può sembrare assurdo nella sua semplicità e nel suo calore. Io non partecipo più quanto vorrei alle iniziative di arrampicata o montagna con Alvise, ma ogni volta sono lì, ovvero qui, tra di voi, noi, con una tale pienezza e leggerezza che mi porto dietro al mio rientro a casa una grande bolla di ossigeno che impiega qualche tempo ad essere consumata (dopo la settimana di Ferentillo la cosa è eclatante). E oltre alla bolla di ossigeno è forte il sentimento di gratitudine.
Stavolta ero con Elia e Noa e siamo riusciti, con gran soddisfazione di tutti e tre, a conciliare i nostri bisogni e desideri, tra camminate in solitaria, camminate di famiglia e maratone di giochi da tavola (con il buon Ercole e Fabian e Lena sempre presenti).
Saper capire quando fermarsi. Unire la montagna al mondo dei bambini. Piantare un seme di montagna nelle loro vite.
E’ stato il viaggio di ritorno nella mia macchina miracolata a scatenare queste riflessioni, cantando a squarciagola canzoni di Battiato. Tre frasi si sono soffermate nella mente, e il pensiero si è fatto considerazione. “sentivo parlare piano per non disturbare”
C’è rispetto qui, per le persone che si hanno intorno. Rispetto, considerazione e attenzione. Il rispetto richiede una certa sensibilità.  E le persone qui ne hanno.
C’è una pura curiosità per le vite altrui. Perché ci interessa come stanno gli altri, non se ne parla per parlare, ma perché ci stanno a cuore.
E c’è un legame solido, un senso di appartenenza, un mutuo soccorso, un prendersi cura che mi fanno emozionare, che mi fanno sentire in qualche modo protetta e al sicuro. Io e anche Elia e Noa (guardo dalla finestra qualcuno che insegna a Noa a fare il fuoco, sento parlare Elia del libro che sta leggendo, ci si preoccupa di calmarli e farli mangiare se sono arrabbiati, di mettere da parte del cibo vegetariano, di aiutarli a camminare se non hanno voglia, di parlare piano se stanno dormendo).
“ci vuole un’altra vita”
In Battiato neanche una frase come questa è banale. Perché lo innervosiscono i semafori e gli stop e la sera ritorna con malesseri speciali…
Trovo qui all’Abetone, come nelle altre occasioni di condivisione, l’attuazione pratica, attraverso il rapporto con la natura e con gli altri, di concetti che spesso troviamo solo in forma astratta. Qui si respira il mondo, qui si respira e si vive.  Qui si fa e ci si ferma. Qui ci si guarda negli occhi e ci si riconosce o anche no. Ma ci si guarda lo stesso.
In realtà la terza frase è quella che ho sentito per prima e che ha suscitato tutti questi pensieri, che per il principio di circolarità scrivo per ultima:
“E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro all’imbrunire”
Quasi come trovare il rosso delle foglie autunnali, quasi come camminare fino in cima.

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Abetone con i colori dell’autunno 2023

di Francesco Myosho “Lenticchia”

I figli crescono e con loro gli impegni, così rimane sempre più faticoso per la famiglia organizzare un fine settimana lontano da casa.
Comunque in una certa maniera e scaglionati siamo riusciti tutti a raggiungere il rifugio del Mercatello.
Più che del paesaggio(sempre meraviglioso)il cielo stellato le faticose passeggiate ed il buon cibo, è del gruppo di Scaramuccia che vorrei parlare.
È bello e fa bene al cuore condividere certe emozioni con persone così educate attente autentiche .
Rivedo in questi gesti un qualcosa da cui ho ho avuto ed ho la fortuna di attingere.
Vorrei ringraziare anche il mio amico Massimo perfetto in questo contesto.

Una quercia per Margherita
di Vilma Myodo

Stamane, al termine della sesshin di ottobre 2023, a Scaramuccia, è stata messa a dimora una piccola quercia in memoria di Margherita. Luciano ipotizza che abbia circa 15 anni. L’ha presa dal bosco la famiglia Mario, che se ne prenderà cura per la sua sopravvivenza e crescita. Ringraziamo per questo.

Con l’augurio, da parte del Maestro Alvise  e nostro, che cresca forte come forte è stata ed è la natura di Margherita.

Momento/cerimonia semplice, sinceramente e profondamente sentito, come sicuramente Margherita e noi abbiamo apprezzato.

L’intero Sangha di Scaramuccia🙏🏻

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Dolomiti, agosto 2023


di Donatella Yoten
Quando Alvise mi ha chiesto di scrivere due righe sulle Dolomiti ci avevo già pensato. L’esserci, ancora una volta, nei luoghi fondanti della storia di Scaramuccia e della mia mi ha fatto venire voglia di raccontare…

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Con appuntamenti di partenza variabili – chi da Orvieto, chi da Terni e chi da Roma – ci ritroviamo a Pieve di Livinallongo nel pomeriggio di domenica 27 agosto dove ci stanzieremo nella casa del prete per cinque
giorni. Siamo in 16: Alvise, Lena, Edmondo, Federico, Dona, Stefania, Marco, Lea, Fabrizio, Gloria, Sandro, Valentina; ancora Cecilia e Valentina da Roma con i ragazzini Giacomo e Anna di 11 e 8 anni. Cogliendo
l’attimo tra la sistemazione nelle camere e la preparazione della cena ci fiondiamo ad arrampicare alla vicina falesia del Castello di Andraz per tre viette che mettono appetito. Torneremo su queste rocce più
volte a completamento delle giornate arrampicatorie lasciandoci piacevolmente sorprendere dal suo mascherato potenziale.
Il lunedì piove ma la nostra guida è preparata. Protetta da un alto tettino la falesia di Landro situata dopo Cortina d’Ampezzo ci lascia arrampicare su ben quattro vie miracolosamente asciutte, due delle quali lunghe e per niente facili. Non tutti si infilano l’imbraco anche perché sia la sicura che la prossimità alla roccia continuano ad essere bagnate dalla pioggia, sottile e continua. Arriviamo a casa bagnati ma non ancora appagati. Si riparte per Andraz all’attacco delle due viette atletiche nell’avancorpo di destra e poi….inzuppati da un acquazzone si rientra per la cena.
Il martedì mattina ci prepariamo in fretta per essere entro le 9,30 – che poi chiude – alla sbarra che delimita la stradina che conduce alle 5 torri. La percorriamo senza problemi e lo spettacolo di trovarsi di fronte ladolomia nella sua veste migliore è sempre emozionante. Il tempo regge ed alternerà sole a ventate fredde lasciandoci comunque scalare fino a fradiciarci ben bene mentre tentiamo di arrampicare nel settore di
“Cicciolina”. Si scende al rifugio per una birretta prima di rientrare alla base.
Oggi, mercoledì, andiamo in una delle falesie che più amo: Crepe de Oucera al Giau Basso. Un anfiteatro spettacolare con tante vie per tutti i gusti, immerso nel verde dei boschi dolomitici pieni di felci e muschi
che a volte regalano anche primizie di funghi. Avvicinamento minimo e comoda sosta sotto le pareti. La pioggia sottile però non molla e nonostante la nostra tenacia ci bagna e ci ribagna fino a convincere un
gruppetto a “scappare” alla piscina di Canazei per la gioia dei ragazzini e non solo. Chi resta fa il punto di fronte ad una birretta decidendo di provare a completare la giornata ad Andraz. Scelta giusta! Ci divertiamo
trovando percorsi asciutti ed inediti rispetto ai giorni precedenti.
Giovedì ancora 5 Torri e questa volta facciamo il pieno scalando non meno di dieci vie a testa, ma c’è anche chi ne scala 13! La mattina rimaniamo bassi al settore più frequentato e il pomeriggio saliamo alle lunghe e più impegnative arrampicate su un immenso paretone. Fantastico! Ci dissetiamo al rifugio per poi riprendere la strada di casa. Problemino alla macchina di Alvise che comunque non comporta nessun
cambiamento di programma al gruppo. Alla cena stasera ci pensano i più giovani e le gnu-entri Valentina e Cecilia che cucinano un’ottima pasta. E c’è anche lo strudel!
E’ venerdì e si scende ad Agordo per arrampicare ancora qualche ora avendo però percorso le curve più antipatiche ed essendoci avvicinati a Belluno sulla via del rientro. Ci raggiunge anche Giacomo
l’Ambasciatore che scalerà con Alvise la prossima settimana. Questa falesia per me è nuova e a vederla mi sembra estesa e spittatissima. E’ così, ma le vie non sono semplici neanche quelle semplici, è una roccia
diversa e ci si deve abituare. A noi ne bastano 4/5 per sentirci autorizzati a testare il birrificio di Pedavena dove ci scambiamo abbracci e baci con l’impegno di rivederci presto.
Oltre agli impegni sportivi nella settimana ci siamo seduti ogni mattina per 20/25 min. di zazen e scioltezza muscolare con il saluto al sole dello yoga. Cene sempre diverse e appetitose con l’aiuto di tutti per
preparazione insalate, apparecchiamenti, lavaggio piatti, spesa per panini, ecc. Anche se non è facile assortire tante persone con esigenze diverse e punti di vista lontani anni luce, alla fine il miracolo del
sapersi mescolare e andare verso l’altro, nella consapevolezza che ognuno può lasciare andare qualche rigidità in nome dello stare insieme, si ripete sempre. Siamo stati bene.
Un saluto

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Dolomiti, vie lunghe settembre 2023

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Cerimonia per Filippo Goso

Al termine della Sesshin di Maggio 2023, Domenica 7 alle ore 9,00, a Scaramuccia si è svolta una piccola cerimonia per ricordare e salutare Filippo Goso.

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