3 ARRAMPICATORI E UNA SUBARU

La settimana di vie lunghe inizia domenica mattina a Macenano, dove una Subaru carica di bagagli, corde, attrezzatura e i sughi di Susanna sta per portare Alvise, Edmondo e me in Dolomiti, destinazione esatta: appartamenti Alféver della Signora Genoveffa.

Il lungo viaggio non diluisce la mia trepidazione e quel po’ di paura per la prima volta sulle vie lunghe, con una domanda che mi frulla in testa: cosa mi aspetta? 

Lunedì ci dirigiamo al col dei Bos, obiettivo: via Alverà-Menardi. L’agitazione per la prima volta è placata dal paesaggio imponente e allo stesso tempo tranquillizzante delle Dolomiti e dal cielo limpido. Dopo un’ora scarsa di cammino, arriviamo ai piedi della via, che torreggia sulla nostra testa. La paura si scioglie già alla prima sosta: l’arrampicata è gradevole, la vista appagante e Alvise emana un senso di calma e sicurezza. Da qui, i restanti 13 tiri della via scorrono piacevolmente, anche il camino al penultimo tiro, così stretto che mi fa pensare che Alverà e Menardi fossero particolarmente magri. 

Il secondo giorno il meteo è meno clemente, quindi al mattino siamo costretti a ripiegare su qualche tiro in falesia (Salares), mentre il pomeriggio, confortati dalle previsioni del meteo, ci dirigiamo alla via Cengia Martini. Il paesaggio del primo giorno è nascosto da una fitta nebbia che sembra quasi spingerci verso l’alto lungo i 5 tiri abbastanza impegnativi ma spettacolari.

Mercoledì a non essere clemente è stato l’attacco alla via: un’ora e quaranta di salita impegnativa e sfiancante. A rinfrancare lo spirito, il solito paesaggio spettacolare e gli alpaca del rifugio Scotoni. Arrivati all’inizio della via, ringrazio di aver preparato il thermos di caffè, che ci restituisce le energie per affrontare gli 11 tiri del diedro Dall’Oglio a Cima del Lago. La discesa ci sfianca quasi più della salita, così che la birra alla capanna Alpina e la pizza da Klematys sono ancora più soddisfacenti.

Ultimo giorno di vie lunghe, altro attacco lungo ma meno impegnativo del giorno precedente (tranne l’ultimo tratto), per raggiungere la base del diedro Dallago, cima Cason di Formin. Il bellissimo diedro e la piacevole placca alla sua destra ci accompagnano quasi fino alla cima, dove la vista su Cortina è impareggiabile. 

Venerdì mattina, prima di ripartire e di abbandonare il piacevole fresco delle Dolomiti, ci regaliamo qualche via di defaticamento al castello di Andraz, dove non manco di approfittare dell’occasione speciale di avere Alvise tutto per me, dato che Edmondo era intento a preparare i panini per il viaggio.

Dopo cinque giorni, ho la risposta alla domanda che domenica mi frullava in testa: una settimana stancante ma appagante, intima e rigenerante. In poche parole, una settimana indimenticabile.

Vai alla galleria con le foto